martedì 29 novembre 2011

amicizie speciali online archivio

venerdì, 04 febbraio 2011
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI


Felice tra fobie e paure
di Rossella


Decidemmo di adottare Felice per dare una possibilità di vita ad un cane problematico che altrimenti avrebbe trascorso la sua esistenza cercando riparo sotto ad un cubo di cemento, in pochi metri quadrati.
Quando svolgevo attività di volontariato in canile, provavo grande tristezza e pena per quei cani che per paura rifiutano il contatto con l' uomo e che per questo sono condannati a vivere un’esistenza da reclusi. Talvolta infatti, tentare il recupero di un cane per problematiche legate a fobie, in canile è quasi impossibile.
Dunque il giorno dell'adozione, Felice mi fu consegnato previa firma di un atto in cui il cane veniva definito "di indole aggressiva, diffidente e difficilmente gestibile". Ebbi un moto di esitazione, ma firmai.
Felice, uscito dalla gabbia, era un cavallo imbizzarrito: per metterlo in macchina, gli somministrarono un sedativo.
Giunta a casa, lo lasciai in giardino, pensando che in breve tempo tutto si sarebbe risolto.
Non fu così. Trascorsi due mesi cercando di avvicinare Felice in ogni modo, ma lui rifiutava qualunque tentativo, persino il cibo. Dormiva moltissimo nella cuccia e quando mi vedeva, metteva in atto una strategia di evitamento, girando nervosamente intorno a me.

Ero disperata. In quei due mesi avevo contattato tre istruttori, ma Felice non mostrava segni di miglioramento ed il verdetto era sempre lo stesso: un cane del genere non doveva essere dato in adozione ad una famiglia. Le parole risuonavano come un macigno, grande era in me il timore di una reazione aggressiva di Felice verso mio figlio o verso i miei nipoti.
Cominciai a consultare vari siti internet nella speranza di capire qualcosa del suo comportamento ed arrivai alla conclusione che
Felice era fobico, forse per cause genetiche, forse per un errato imprinting nei primi mesi di vita, forse per un trauma subìto.
Aveva paura di tutto, riusciva ad avvicinarsi solo alle altre due cagnette e per il resto non mostrava interesse per nulla, ma soprattutto il suo unico obiettivo era fuggire la presenza dell' essere umano, uomo o donna che fosse.
Pensai che l' unica alternativa fosse portarlo in un luogo, pensione, rifugio, in cui lui potesse stare a contatto soprattutto con i suoi simili.
Prima di mettermi alla ricerca di un posto idoneo ad un cane con tali caratteristiche, contattai un altro istruttore, dicendo a me stessa che sarebbe stata l'estrema ratio.
Dopo aver osservato Felice, l’istruttore riuscì a mettergli il guinzaglio in pochissimo tempo e addirittura lo portò in strada per una breve passeggiata. Felice si dibatteva nervosamente, scuoteva la testa da una parte all’altra, ma non mostrava segni di aggressività verso l’uomo! L’istruttore tornò una seconda volta ed una terza volta fummo noi a portarlo al centro di addestramento: ennesimo verdetto. Infatti alla domanda di mio marito, ovvero se il recupero di un cane del genere sarebbe stato completo, l’istruttore disse che non avrebbe potuto confermarlo. Ero veramente sfiduciata, pensavo non ci fossero speranze, ma avevo soprattutto grossi timori per la mia famiglia. Fu proprio allora che la decisione risoluta e determinata di mio marito, quella di tenere Felice con tutti i suoi problemi, mi diede una spinta enorme per cominciare un percorso di recupero che non avesse più niente a che fare con gli istruttori, ma partisse dalla relazione tra cane e padrone. Era il momento di dare fiducia a Felice.
Cominciarono giornate intense: nelle ore più tranquille della giornata lo portavo a spasso per brevi passeggiate. Sempre tenendolo al guinzaglio e stando accucciata, gli insegnavo ad avvicinarsi a me. Tolto il guinzaglio rimanevo in giardino con lui, insegnandogli a....giocare! Palline, peluches, scatole di cartone, qualunque cosa stesse diventando oggetto di curiosità per lui, diventava un mezzo di avvicinamento a me. Alla fine dell' estate riuscivo persino a spazzolarlo e a tagliargli i pochi nodi che aveva nel pelo.

Oggi Felice continua ad essere un cane problematico, ma....gestibile. Prima di farsi mettere il guinzaglio, continua a compiere quelli che io chiamo "rituali di sicurezza": gira intorno a me e poi si rifugia in un angolo del giardino, dove finalmente lo posso avvicinare. Ha comportamenti stereotipati che ancora non lo rendono “normale”: fugge alla vista degli estranei, emette un lungo ululato quando c’è una persona che proprio non gradisce ed è ancora dipendente dalla sua compagna, l’altra cagnetta. Preferisce farsi avvicinare da noi se ha il guinzaglio, accetta volentieri carezze, spazzolate e bagnetto, non tollera però di essere toccato da chi non conosce. Passeggia al mio fianco, prestando attenzione a tutto, ma strattona se vede auto o estranei, trema fortemente se si trova in una situazione nuova, ma poi comincia ad accettarla e a tranquillizzarsi.



Felice è stato adottato nell’aprile del 2007 e dopo quasi quattro anni ha avuto un recupero lento, ma graduale del 60, 70 per cento. E’ un cane dolcissimo, quando lo accarezziamo diventa un tenero cucciolo che dimostra di avere bisogno di protezione e di affetto: in questi anni non ha mai mostrato segnali di aggressività. Felice ha avuto bisogno di essere guidato, condotto attraverso un vero e proprio percorso di riabilitazione che ha necessitato di tempi lunghi, di elementi che per lui fossero punti di riferimento, di conoscenza delle sue stranezze, ma soprattutto di accettazione e rispetto delle sue problematiche caratteriali.


PS Spero che questa storia possa essere utile per qualcuno nel caso in cui decidesse di adottare un cane fobico.


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martedì, 04 gennaio 2011
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI

STORIA DI POLDI
di Dina Galli


Un giorno di agosto del 1996, uscendo dal lavoro, mio marito è stato seguito da un gattino di circa due mesi che zoppicava visibilmente, anzi trascinava letteralmente una zampina anteriore.


Mio marito, che ama molto gli animali, lo ha subito raccolto e portato a casa dove già viveva con noi una cagnolina che subito ha socializzato con il nuovo venuto.
Devo premettere che non ero molto propensa ad avere dei gatti, ma quando ho incontrato i suoi occhietti ed ho capito la sua infelicità ho subito deciso di adottarlo.



La sera stessa l’abbiamo portato dal veterinario che ha diagnosticato, sfortunatamente, che la zampetta era irrimediabilmente paralizzata. In seguito per circa quattro anni gli abbiamo medicato la zampina malata con medicinali prescritti per il suo problema, poi il male è progredito e purtroppo la zampetta è andata in cancrena ed il veterinario ha consigliato l’amputazione.


Poldi, questo il nome che avevamo scelto per il micino, nonostante il suo handicap, si era ripreso molto bene. Correva, saltava, mangiava con molto appetito ed usava benissimo la sua lettiera per i bisogni.
Sei anni più tardi ha incominciato a mangiare poco ed a diventare incontinente. Consultati più veterinari gli è stato diagnosticato un problema tiroideo. Da quel giorno Poldi assume tre pillole al giorno, mangia molto poco e dimagrisce a vista d’occhio ed è sempre più incontinente.



In questi anni gli sono stati affiancati tanti fratellini e sorelline che gli stanno vicino e lo coccolano, lo riscaldano e gli fanno compagnia.
Ora lui guardandomi con i suoi occhioni “ambra”, sembra voler chiedere scusa per il disagio ed i problemi che ci sta dando. Sono convinta che percepisca i miei stati d’animo.



Pensiamo che Poldi, nonostante le nostre speranze e le nostre attenzione, non resterà a lungo con noi ma qualunque cosa potrà accadere lui sa che è molto amato e lo sarà sempre e che avrà sempre un posto particolare nel nostro cuore.


Scrivendo queste poche righe mi sono commossa perchè Poldi, anche se “infelice” ci ha dato ed insegnato molto e ci ha fatto capire che gli animali sanno dare amore senza chiedere nulla in cambio se non un po’ di affetto, qualche carezza ed un po’ di pappa.
Grazie Poldi per averci scelti.



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venerdì, 26 novembre 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI


Una famiglia dal grande cuore:
Calimero, Claretta, Lucilla e gli altri

 

QUESTA è LA STORIA DELLA MIA SORIANA, IL MIO ANGELO BIANCO
di Barbara


Vi avviso che alcune immagini sono un po' forti...

Soriana è arrivata da me sabato 7 Agosto dal canile di Rieti con una staffetta urgente viste le sue condizioni

Ringrazio con il cuore Flavio che me l'ha portata fino a casa e Francesca .
Ringrazio Betty per quello che fa per queste creature


(Soriana in canile a Rieti)

Appena arrivata ho notato che le sue condizioni erano pessime... sia per quei buchi che aveva in tutto il corpo sia per la magrezza, per il suo respiro... per tutto.
Lunedì la veterinaria è venuta a casa mia ed è rimasta senza parole, l'abbiamo caricata in macchina e l'ha portata subito in clinica, tempo mezz'ora la telefonata che non avrei mai voluto sentire, piena di tumori ovunque soprattutto nei polmoni quindi grosse difficoltà di respiro e i buchi erano tumori ulcerati, bastava toccarla per sentirne ovunque...
La veterinaria era propensa a farla addormentare subito, non soffriva ma la sua paura era che potesse avere problemi di respiro.
Ma non ho voluto, ho voluto portarla a casa d'accordo con Betty,
ho voluto darle qualche giorno di carezze,
ho voluto darle qualche giorno di pappa buona,
ho voluto darle cuscini morbidi e libertà,
ho voluto darle l'amore amore che non ha conosciuto.



Tutti i giorni le facevo iniezioni per aiutarla.
Mi sono innamorata di lei dopo due minuti che era nella sua casina, i suoi occhi erano spaventati, non capiva cosa le stava succedendo, ma rideva... e si fidava di me...
Le prime ore dormiva sulla pedana in legno poi sono riuscita a metterle un cuscinone da dove non si spostava mai, chissà cosa era quella bella cosa morbida che mi ha messo questa tata.



Domenica le prime carezze, si è fatta coccolare, non capiva cosa le stessi facendo ma non si è mossa, sempre diffidente, e ha mangiato di gusto .
Si è fatta curare ogni singolo buco senza mai reagire, si è fatta spostare, si è fatta mettere i cerotti.
Le ho preso il pollo allo spiedo e mentre mangiava mi guardava, sempre incredula...
Poi martedì il crollo, non mangiava più, l'ho imboccata e lei si faceva fare anche questo, si faceva pulire il musetto e mi guardava....
Mercoledì mattina non stava bene avevo già chiamato la veterinaria, ma il mio istinto mi ha detto di no, vai avanti...
Siamo andate avanti "tranquille" fino a domenica, la imboccavo, la curavo e lei ferma,
Domenica 15 il crollo brutto, non stava in piedi per niente e quando l'ho toccata si è girata... male...



Lunedì mattina l'ho presa in braccio mi sono seduta sull'erba con lei al sole, l'ho baciata, le ho spiegato dove stavamo andando si è girata e con il suo nasone mi ha baciato il viso. Oddio!!!!!!!!!!!
Ho preso tutte le mie forze e sono partita , siamo arrivate in clinica e la mia veterinaria mi ha detto che il musetto era più bello, la mia reazione è stata "allora la porto a casa di nuovo", lei mi ha detto "Barbara basta lasciala andare è ora !!!!!!!!"
Quanto ho pianto lo so solo io, tutt'ora mentre scrivo.
L'ho seppellita a casa nel mio giardino vicino a me, sul suo cuscino tanto amato, almeno un po' di dignità nelle sua tombina...

Mia dolce Soriana spero tu abbia capito cosa erano le coccole, cosa erano i baci che ti davo che le cure e le punture le facevo per il tuo bene e che tu abbia capito tutto l'amore che ho cercato di darti.
Ti ho amato immensamente anche solo per sette giorni...
Barbara





CANILE DI RIETI: SORIANA, UNA VITA DI PAURA
LE CONSIDERAZIONI DI BETTY DELL'ULMINO, TRAMITE LA QUALE BARBARA HA ADOTTATO SORIANA
 

22 GIUGNO 2010
SORIANA NON è UN CANE FACILE, NO DAVVERO...
FA PARTE DEL BRANCO DEI CANI PROVENIENTI DAI BOSCHI DI ARICCIA.
CANI CHE HANNO SCELTO DI NON AVERE CONTATTI CON L'UOMO, CHE NON DANNO FASTIDIO A NESSUNO.
MA OGNI TANTO VIENE FATTA UNA "RETATA" E I PIù TONTOLONI FINISCONO A RIETI...
SORIANA è QUI DA QUATTRO ANNI,
DOPO AVERNE PASSATI ALTRI DUE O TRE IN UN ALTRO CANILE.
COME TUTTI i SUOI FRATELLI E SORELLE RINCHIUSI QUI, PASSA LA VITA IN UN ANGOLO, CON GLI OCCHI SBARRATI, DA SEMPRE.




QUALCHE MESE PRIMA LE SI è COMINCIATO A FORMARE UN TUMORE MAMMARIO CHE AVEVA RAGGIUNTO DIMENSIONI ABBASTANZA ABNORMI...
ERA STATA OPERATA DA POCHE SETTIMANE MA DOPO L'OPERAZIONE, SE POSSIBILE, IL SUO STATO PSICOLOGICO E FISICO è ULTERIORMENTE PEGGIORATO.
OGGI SORIANA è COSì, VISTOSAMENTE DIMAGRITA, CI DICONO CHE MANGIA POCHISSIMO...
NON SAPPIAMO SE è PERCHè è DA SOLA NEL BOX (PRIMA AVEVA UN COMPAGNO), SE CI SONO STATE COMPLICAZIONI DOPO L'INTERVENTO, O SE L'INTERVENTO è STATO SOLO L'INIZIO DELLA FINE PERCHè SI SA, IN QUESTI CASI NON SI PUò NON INTERVENIRE, MA INTERVENENDO LE DIFESE IMMUNITARIE SI ABBASSANO E SE IL TUMORE è MALIGNO
MOLTO SPESSO LE METASTASI COMINCIANO A CORRERE...


L'UNICA COSA CHE SAPPIAMO è CHE VORREMMO DARE A SORIANA UNA SPERANZA.
CERTO NON è UN CANE ADOTTABILE DA PERSONE "NORMALI":
è UN CANE TERRORIZZATO, CHE FORSE NON VORRà MAI AVERE A CHE FARE CON GLI UMANI...
VORREMMO TROVARE PER LEI UN RIFUGIO DOVE POSSA STARE INSIEME AI SUOI SIMILI ED ESSERE SEGUITA, DOVE POSSA RISCOPRIRE UN PRATO, DOVE POSSA TROVARE UN PO' DI SERENITà E TRASFORMARE IL SUO SGUARDO...
PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.


26 AGOSTO 2010
IL SOGNO DI SORIANA è STATO MOLTO BREVE, MA COSì INTENSO DA LASCIARE SENZA FIATO.
è DURATO SOLO POCHI GIORNI, TRA LE BRACCIA DI BARBARA CHE, GIà "PRATICA" CON QUESTO TIPO DI CANI E DECISA AD ADOTTARLA A SETTEMBRE, HA VOLUTO ANTICIPARE I TEMPI VISTO IL RAPIDO PEGGIORAMENTO DELLE SUE CONDIZIONI IN CANILE,
NELL'INDIFFERENZA CHE TUTTI CONOSCIAMO...
PURTROPPO I NOSTRI TIMORI SI SONO RIVELATI FONDATI,
IL DESTINO DI SORIANA ERA GIà DECISO,
MA GRAZIE A BARBARA SAPPIAMO CHE è "ANDATA VIA" CON LA CERTEZZA CHE SU QUESTA INCIVILE TERRA C'è STATO CHI L'HA AMATA, PROFONDAMENTE, E CHE LA SUA TRISTE VITA HA LASCIATO UN SEGNO INDELEBILE NEL CUORE DI QUALCUNO.
GRAZIE A BARBARA SORIANA HA IMPARATO A SORRIDERE, DA CANE LIBERO.
A VOLTE DOBBIAMO ACCONTENTARCI DI QUESTO...

CON PROFONDA GRATITUDINE LASCIAMO A BARBARA IL RACCONTO DEL SUO RICORDO,

RINGRAZIANDO COMUNQUE TUTTE LE PERSONE CHE HANNO FATTO IL POSSIBILE PER AIUTARLA.


link proposti dall'Autore 
Il diario della famiglia sul blog amicidigreta
lunedì, 23 agosto 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI



Cane Luna
di Laura


Questa è La Storia di un cane speciale.
Il Suo Nome è Luna ed è arrivata Tre Anni fa sconvolgenoci La Vita.
Un mercoledi di febbraio io e mia mamma con una nostra amica ci rechiamo al mercato per fare compere, quando chiedo alla mia amica: hai visto i cagnolini che vende quella bancarella, sembrano husky.
Lei mi risponde di no cosi tutte e tre andiamo a vedere questi  cuccioli.
Erano rimasti in due una femminuccia, la mia Luna, e il maschietto.
Il venditore ha tirato fuori prima il fratellino che ha preso in braccio una bambina e l'altra me l'ha messa in braccio a me e in quel momento mi sono messa a piangere.

Alla fine l'abbiamo portata a casa sapendo della sua specialità: un difetto congenito agli occhi già piccoli di natura, il destro con la terza palpebra che copre metà pupilla, destinata quindi a vederci molto poco e a essere molto insicura.
Fin dall'inizio si vedeva che portava la testina in avanti, sbatteva dappertutto ma noi avevamo la speranza che andasse tutto a posto, e andando avanti e vedendo più che altro ombre è riuscita a cavarsela.
Rimane il fatto che ora è un cane molto problematico per il fatto della sua insicurezza e la paura degli altri cani proprio per il fatto che ci vede poco; ancora adesso non vede spigoli dei tavoli, sedie, aspirapolveri per casa, insomma è una vita molto difficile sia per noi ma più per lei. 
Ma nonostante questo problema corre dietro alla pallina, salta quando "ci vede", e  ci vuole un bene dell'anima.
Se non era per questa sua specialità non so se ci sarebbe stata  una Luna perchè il  venditore ha detto che per colpa di questo  l'avrebbero soppressa.
E anche se tante volte è pesante gestirla noi le vogliamo tanto bene.

Al parco
link proposti dall'Autore
  - www.oscardog.it     il sito degli animali disabili


lunedì, 02 agosto 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI



La nuova vita di Rosso, cagnolino tutto speciale!
di Laura Fagherazzi e Katia Furlotti



La storia di un cagnolino disabile adottato grazie a "Il cercapadrone" il primo canile on-line e pubblicata sul libro degli amici di oscardog  "Amicizie Speciali 2"


(clicca sulle pagine)
http://www.ilcercapadrone.it/dicono.htm


link proposti dall'Autore
www.ilcercapadrone.il
 
postato da: amicidigreta alle ore 14:22 | Link | commenti
categoria:animali disabili, storie di animali speciali, -amicizie speciali online
lunedì, 26 luglio 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI
 


Bianca, dagli occhi color del cielo...

di Renata


Nei giorni in cui sono nata io è nata anche Bianca.
Ricordo ancora oggi con vivida nitidezza i capelli candidissimi e gli occhi di un azzurro ancor più intenso di quelli di Paul Neumann del mio bisnonno materno, che è morto prima che compissi un anno di vita. E ricordo fin d’allora quella micina che aveva le stesse due caratteristiche che mi affascinavano: il pelo d’angora bianco scintillante e gli occhi blu.
Siamo cresciute insieme, ma non abbiamo mai interagito: Bianca se ne stava sola con la sua mamma Grisina, una micia dal pelo corto maculata con la schiena e pezzature varie grigie striate e petto e musino bianchi, che era il “terrore” del vicinato.
Sì, perché, chissà come mai, Grisina era capitata nel quartiere senza venire mai adottata da nessuno e per vivere doveva rovistare tra i rifiuti e cacciare gli uccellini, i topi e… le bistecche.
Mi raccontava mia nonna di quando una volta aveva sentito urlare e imprecare una delle nostre vicine. Affacciatasi alla finestra, mia nonna ha visto Grisina schizzare per il cortile con qualcosa in bocca. Era una bistecca! La micia era entrata di soppiatto in cucina dalla finestra a piano terra, si era piazzata sotto il lavandino ed aveva atteso pazientemente che la cuoca prendesse con le mani la bistecca adagiata sul tagliere sul ripiano del lavello e la facesse transitare sopra allo stretto spazio libero tra lavandino e stufa economica con annessa padella. E in quel preciso istante ZAC! veloce come un fulmine, Grisina è scattata e con un balzo si è appropriata della bistecca. E il tutto è stato così veloce che, mentre la cuoca si stava ancora grottescamente accingendo a distendere in padella un’invisibile fetta di carne, la bistecca stava già uscendo dalla finestra!
La fama della gatta faceva sì che tutti in quartiere la scacciassero e lei aveva quindi paura di tutti. Mia nonna invece le dava da mangiare, lasciandoglielo sul muretto divisorio tra il nostro ed altri cortili e ritirandosi poi perché Grisina e, in seguito, anche Bianca potessero sfamarsi.

Io le spiavo mangiare e cercavo di avvicinarmi ogni giorno di più per farmele amiche. Volevo giocare con Bianca che sentivo “piccola” come piccola ero io, ma la chiamavo e Bianca non rispondeva. Faceva finta di non sentire… E io ci rimanevo male. Così, quando i miei se ne sono accorti, mi hanno spiegato che Bianca non faceva finta: non ci sentiva davvero!
E’ un difetto ereditario, legato a certi geni recessivi che codificano anche per il colore bianco tinta unita del mantello e l’azzurro degli occhi. Proprio le due caratteristiche che mi affascinavano portavano con sé anche la sordità!

Così Bianca è cresciuta senza “accorgersi” di ciò che esisteva al di fuori del perimetro del quartiere, senza mai essere attirata dalla strada con tutti i suoi pericoli, sfamata in parte da mia nonna, in parte dal marito della cuoca derubata (di nascosto dalla moglie, ovviamente..!).
Quattordici anni più tardi la mia famiglia si è trasferita a vivere a casa della nonna e così ho avuto l’opportunità di stare con Grisina e Bianca sempre e non solo qualche ora a settimana: il mio desiderio di renderle “domestiche” poteva forse realizzarsi...
Dalla vecchia abitazione abbiamo portato con noi tre miciotti tra loro fratelli.
Silvestro aveva la vocazione del buon samaritano: il suo primo salvataggio, a un mese dall’arrivo, è stata Cenerella, una micina di circa un mese d’età, tutta grigia e colle zampe e la coda corte che la facevano assomigliare più ad una pantegana che a un gatto. Abbiamo saputo che avevano investito ed ucciso - pare appositamente - la sua mamma davanti a casa nostra qualche giorno prima. Silvestro l’aveva adottata: potevamo non adottarla noi? Da allora se c’era un gatto in difficoltà nel raggio di un chilometro, quel gatto finiva immancabilmente a casa nostra.
Lizzie, la sorella, non ha mai avuto figli propri ma aveva la vocazione della mamma: ogni piccolo abbandonato che seguendo i nostri gatti arrivava nel nostro cortile veniva da lei adottato con trasporto e dedizione.
E infine Minou, un fiero ed atletico maschio che aveva uno spiccato senso della giustizia ed un cuore d’oro. Era l’indiscusso capobranco e a lui sembrava si rivolgessero tutti per dirimere le questioni interne. La sua specialità era recuperare i nostri gatti dispersi e portarne a casa di nuovi in difficoltà.

A tutto questo bisogna aggiungere che i miei hanno conosciuto la fame del tempo di guerra e mio papà in particolare: ha vissuto due anni (1943-1945) di prigionia come Internato Militare, dapprima nel campo di concentramento per ufficiali di Wietzendorf e in seguito come lavoratore coatto ad Amburgo. “Non dire che hai “fame” - mi insegnava -, perchè tu non hai davvero “fame”, ma “appetito”: la fame, quella vera, non sai nemmeno cos’è...”
Perciò a casa nostra c’era sempre una ciotola di pappa per tutti!

E così in breve tempo si è formata un nutrita colonia felina nel nostro cortile, alimentata anche da tutti i gatti del vicinato che passavano la maggior parte della giornata da noi, in compagnia.
Gatti di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutti i caratteri. Gatti sani e altri con acciacchi vari come Bengalina che è arrivata da noi colla mascella fratturata e le è rimasto per sempre il faccino storto, Zoppetto che era già anziano e aveva problemi alla zampa posteriore sinistra e traeva un po’ di beneficio esponendo la parte per ore e ore al sole, Griso arrivato con una micosi che non ha mai contagiato nessuno ma che non siamo riusciti a debellare del tutto e quando si ripresentava il problema diventava insofferente ed aggressivo, Michelino trovato cucciolo colle costole rotte e che a distanza di anni ogni tanto si lamentava se lo prendevi in braccio male.
O come Sciabalina, letteralmente buttata giù da un’auto davanti alla porta di casa nostra in condizioni spaventose: una giovane adulta tanto magra da avere solo la pelle sopra le ossa, che si vedevano sporgere soprattutto a livello delle costole e della schiena, dove il bacino rientrava tanto da avere la larghezza stessa dello scheletro; e per di più zoppa alla zampa posteriore sinistra che era rigida e storta. La prima persona che ha aperto il portone e l’ha chiamata è stato mio padre e l’amore e la dedizione che questa gattina ha avuto nei suoi confronti per tutta la vita non ha eguali! Basti dire che non potevamo entrare nello studio di mio padre senza chiedergli il permesso: bastava dire “papà, posso entrare?” e lui, anche dal fondo del giardino, rispondeva “sì” e Sciabalina era la micia più affettuosa del mondo, ma se ti dimenticavi la frase di rito... era sicuro che ti saresti ritrovato una belva furibonda aggrappata unghie e denti ai tuoi polpacci!!!

Con tutta questa baraonda, Grisina e Bianca hanno cominciato a lasciarsi avvicinare. E un bel giorno Bianca ha addirittura accettato di prendere il cibo direttamente dalle mie mani! Ricordo ancora l’emozione di quel momento: Bianca che non aveva mai avuto motivo di fidarsi di nessuno ora si fidava di me! Che bello!!!
Certo qualche inconveniente c’era... Ogni tanto non distingueva bene la carne-pappa dalla carne-dito... Che morsicate! E il problema era che non sentendoci non mollava la presa nemmeno se mi mettevo ad urlare o protestare! Semplicemente si rendeva conto che era troppo “coriacea” la cosa che aveva tra le fauci e, con un certo disappunto, spalancava gli occhi prima socchiusi in un’espressione beata, e ti guardava fissa con fare interrogativo allentando la morsa...

Un giorno, per caso, mentre stavo gorgheggiando in giardino e stavo provando fino a che note acute era in grado di arrivare la mia voce da soprano ho notato che Bianca si è voltata nella mia direzione, accorgendosi della mia presenza. In effetti i cani sentono gli ultrasuoni: che Bianca riuscisse a percepire i miei strilli acutissimi? Ho riprovato e ne ho avuto conferma!Ero felicissima! Ora sapevo - per la “gioia” del mio vicinato - come richiamare Bianca!
E quando la chiamavo, Bianca arrivava subito!

Ma un giorno non è venuta. E anche uno dei nostri gatti, Tigre, che stava sempre con lei, non era tornato per cena...
Mia mamma aveva sentito un vicino di casa brontolare per la presenza di “quella vecchia gatta bianca” sul tetto appena rifatto del suo garage...
Per un anno non c’è stata traccia dei due gatti, poi è arrivato a casa Tigre e un paio di giorni dopo mia mamma ha visto Bianca nel giardinetto del palazzo di fronte a casa nostra. L’ha chiamata ma, non avendo la voce “ad ultrasuoni” come la mia, non è riuscita a farsi notare dalla micia sorda. Così ha mandato in missione il nostro Minoù e, non so se grazie al suo intervento, la mattina seguente Bianca era di nuovo con noi!

E’ rimasta in vita ancora un paio d’anni dopo quell’esperienza ed ha imparato in quel periodo ancora una cosa importante: sono riuscita a sfiorarla e, se agli inizi sembrava sorpresa e lievemente infastidita dal sentirsi toccare, dopo qualche mese ha imparato che le carezze potevano essere molto piacevoli e gratificanti! Ti si buttava addosso alla mano con tutto il suo peso, tanto che se l’avessi tolta sarebbe finita sicuramente a terra, e ti dava zuccate e morsicchiatine a non finire, faceva le fusa rumorosamente e sottolineava la goduria con miagolii rochi e stonati!
Un brutto giorno di giugno Bianca ci ha detto addio, questa volta per sempre. Era vecchia e lo si vedeva. Mangiava ma dimagriva lo stesso e gli ultimi giorni faceva anche fatica a mangiare. Ma come mi ha visto, mi si è avvicinata trascinandosi e mi ha dato una zuccata: il suo ultimo pensiero è stato per me e il suo ultimo desiderio è stata una carezza. Una carezza che per 25 anni non aveva mai conosciuto ma che negli ultimi mesi della sua vita l’aveva fatta sentire amata. Amata e finalmente pienamente felice!
FOTOGRAFIA 12.5 - bianca da Casa Greta.
(Bianca all'età di venticinque anni e mezzo)
Chissà perchè certi animali ti lasciano un ricordo forse più indelebile di altri. Mio papà un giorno, mentre si discorreva sui vari santi patroni, ci ha pensato un attimo e poi mi ha detto che se mai fosse diventato santo gli sarebbe piaciuto essere il “protettore dei cuccioli degli animali piccoli”. Il protettore dei più deboli tra i deboli, quindi. Forse è proprio questo il motivo: la loro debolezza, il loro handicap, che ti costringe a non dare per scontato nulla, nemmeno l’amore e la gratitudine che ricevi da loro, e ad aprire il tuo cuore accettandoli ed amandoli nel modo più giusto: per quello che, semplicemente, sono...
Parafrasando Orwell, “tutti gli animali sono speciali, ma alcuni animali sono più speciali di altri”... 

(Tratto parzialmente dal libro "Il Santo Protettore" di prossima pubblicazione)

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giovedì, 15 luglio 2010
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Minù: la mia storia a lieto fine
di Carlotta Rossi


Minù, in arte Cippi, è una gattina bianca di 2 anni a cui manca la zampa anteriore dx praticamente da quando è nata.
Non so chi siano i genitori, so solo che è stata ritrovata all'età di due mesi in un paesino della provincia con una zampetta che presentava frattura esposta. Fortunatamente nella mia città c'è un gattile che accoglie gattini e gatti incidentati, ed è proprio lì che ci siamo incontrate. Io e la mia famiglia siamo volontari nella
struttura e tra una pulizia e l'altra siamo incappati in questa meraviglia!! (anche se a dire la verità, da cucciolina non era proprio una meraviglia:-) ma gli occhi di una mamma vedono solo il bello dei figli!!) 

-Minù!.
Era abbastanza spaventata, ma cercava l'affetto di tutti! Era sempre attaccata ad un giochino a forma di topolino bianco che le avevamo regalato, e quando miagolava
non si sentiva perché era senza voce!
Non potevamo resistere e, anche se avevamo già 3 gatti adulti in casa, l'abbiamo adottata. 

-Ngangolina
.
All'inizio era diffidente e un pò impaurita, ma poi è cambiata ed è sbocciata.(forse anche grazie a tutte le scatolette che ha fatto fuori, soffiandole da sotto il naso ai suoi 3 zii miciosi)
Adesso è una gattina adorabile, mi segue ovunque in casa e non ha nessun problema a correre e a saltare, ANZI è lei che vince tutti i combattimenti per aggiudicarsi le cucce migliori!!! Insomma è un diavoletto travestito da
angioletto!! 

-BotteCippiHutch
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Noi ormai ci siamo dimenticati che le manca una zampina, tranne forse quando gratta inconsciamente la lettiera con la spalluccia dx.. Lì ci rendiamo conto che la Minù non è una gatta normale, E' UNA GATTA SPECIALE!!

Nelle foto la vedete nella gabbia al gattile, mentre  s'azzuffa con lo zio Hutch e adesso!

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 - www.oscardog.it     il sito degli animali disabili

martedì, 29 giugno 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI



Lucky-champion
…Il Cane che... cadde sulla terra…
di Teresa Cannavò


…E’ l’ora consueta del lavoratore pronto ad iniziare una nuova ma… aimè già conosciuta giornata.
< Eppure… a quanto pare ogni giorno può essere un nuovo giorno>…
Queste sono le parole del proprietario di una ditta in una zona industriale di Torino, quando un mattino di agosto, (e già la voglia di lavorare è poca), si ritrova uno scenario senz’altro non privo di emozioni.
…Sull’asfalto ammorbidito dal calore appare… adagiato (alla vista mattiniera ancora un po’ sognante ed appannata), un peloso corpicino dal manto spumeggiante bianco e nero.
All’apparenza (che si rivela spesso ingannevole in ogni caso) la figurina bicolore è inerte, immobile,ed allora la conclusione assale subito triste e chiara: <…E’ senz’altro reduce di un probabile e triste investimento>.., benché quella non fosse proprio una zona molto trafficata da automobili, mah! Da dove è saltato fuori? chi l’avrà abbandonato dopo averlo investito? …Domande mute, poichè il piccolo musetto risposte non può dare.
Di questa avventura ne è per primo e testimone Marco, volontario e soccorritore del canile-rifugio di Collegno, il primo a conoscere Unlucky… (questo il nome che gli verrà poi dato in seguito al rifugio alla piccola creatura).
Ad ogni modo, malgrado le evidenti e non rassicuranti condizioni, il piccolo pian piano prende forma, anzi si dimostra vitalissimo, sprigionando da subito moltissima energia e gioia di vivere. Ribelle ai contatti, e certamente dolorante, si dibatte un po’, poi avvolto in una calda coperta, si lascia andare e viene così portato al canile-rifugio. Qui come di prassi sopraggiunge l’U.S.L canina, che non demorde e non dà scelte…. il cane va’ SOPPRESSO in quanto è evidente la sua paralisi per trauma, e totalmente dubbio un possibile recupero (pare avesse già trascorso almeno già una notte in quelle condizioni).
…Ma il musetto di Unlucky, i suoi occhi ridenti, e la sua energia ribelle non convincono nessun volontario del rifugio, che gli spetta un’ineluttabile soppressione…….
Unlucky si dimostrò già vincente fin da subito… e viene affidato alle migliori cure specialistiche chirurgiche ed ortopediche totalmente a carico del canile-rifugio, operato e ripulita la sua colonna vertebrale (frattura sacro-lombare) subisce in poco tempo diversi interventi e travagli.
Dopo il post-operatorio, soggiorna anche per alcuni mesi presso un centro fisioterapico, e purtroppo per migliorare e non intralciare le sue funzioni rieducative motorie, gli viene amputato l’arto posteriore sinistro, ormai privo di vita…..
Però due zampe anteriori ed una posteriore recuperata a metà, pare che per lui non sia affatto un ostacolo, e come inizio si rivelò già una grande sorpresa.
Unlucky durante tutti i tran tran veterinari e chirurgici accumula molto stress, eppure non perde mai la sua allegria.
Così in un tempo successivo, i soggiorni ospedalieri e fisioterapici vengono alternati e alleggeriti ospitando il cane (per dargli anche la possibilità fondamentale di un recupero psicologico) periodicamente presso una casa, (la mia), in quanto il canile non poteva certo essere idoneo nelle sue condizioni.

lucky-champion PICT0078

...Anime destinate…
… In quel periodo mi occupavo già di sanità veterinaria, cercando di dare una mano ai veterinari, e fare del mio meglio per dare armonia nei cuori dei nostri parenti al canile, respiri che pulsano all’unisono di caldi e bisognosi contatti. Ma quando scelsi di ospitare il disabile musetto bianco e nero,(che nel frattempo compiva un anno di vita)… sentì nel mio cuore che stavo per imbattermi in una grande avventura, forse che un giorno sarebbe rimasto per sempre alla Babù-house?, la mia casa-famiglia, che dedica particolare attenzione ai cani con disagi fisici, storie sociali particolari, o… con percorsi karmici “(destinati)”.
In questa casa (che innanzitutto è il mio cuore) sono difesi, protetti, curati, e rispettati individualmente nella loro Unicità.
L’Evoluzione libertaria è diritto di ogni essere, ricordandoci che ogni giorno invece, più di una vita viene castrata prematuramente, senza possibilità di un suo personale sviluppo evolutivo, perché scomoda… o improduttiva... o poco dignitosa…o anziana… o malata… o caratteriale, o… genialità…. incompresa, o semplice carne da macello.
lucky-champion-2

…L’incontro…
E fu così che,in un giorno come tanti…. un cane come tanti… eppure quando i miei occhi incrociarono quelli di Unlucky fu Amore a prima vista, (un vero colpo di fulmine), e tengo a sottolineare Amore e non pena, poiché la pena passa…. ma l’amore resta.
Lucky-Champion, (altro che pena)! questo è il nome della sua Rinascita… È un vero Campione, un eroe per lo sforzo immenso di vivere oltre il dolore… per la capacità di trovarsi sempre al momento giusto con qualche bizzarria, invitandomi a fermarmi…. come quando mi osserva con pazienza… perché lui sa, quanto è importante che io coltivi la pazienza in questa vita, (quell’alta pazienza), quella leggera leggera, perché è scaturita ed alimentata dalla forza dell’Amore… di un amore quotidiano, incondizionato ed ogni giorno speciale. Ogni giorno all’ora delle medicazioni, che saranno necessarie per sempre, ogni giorno all’ora delle sue defecazioni e pulizia( gli è rimasto qualche problemino) ogni giorno con le sue birichinate e la sua dolcezza, ma sopra ad ogni cosa:
< La sua ineguagliabile Libertà oltre il corpo>.
Questa è la lezione giornaliera più grande, e illuminante che questo musetto mi sa ancora dare ……
…Comunque le avventure di Lucky non si esaurirono con l’incidente, ed a nemmeno un anno di distanza dal primo grave incidente, Lucky-Champion perde l’uso totale dell’unica zampa posteriore, (lussazione e rottura totale dei legamenti, non amando molto i gatti così… introversi per lui) così l’ennesimo ed implacabile inseguimento quotidiano, un bel giorno gli fu fatale.
Dopo riflessioni, indagini consulti e critiche varie, ho rinunciato ad ogni ulteriore dolore e sofferenza chirurgica, che non avrebbero comunque portato a grossi risultati, se non quello di perdere l’unica zampa già provata dal primo incidente, e mettere veramente a rischio la sua energia.
Il risultato… della mia fiducia, fu che Lucky-Champion continuò ad allenarsi su due zampe e non si arrese, anzi nel frattempo si auto-guariva, continuando (non so come) a correre nello stesso modo: come un ghepardo!
Lo sfortunato (così definito), ormai è diventato per tutti Lucky-Champion, insieme siamo cresciuti, perchè abbiamo avuto fiducia nel nostro, e nel loro innato atavico potere di auto-guarigione.
Tutt’oggi è veramente un cane felice, pazzamente innamorato della vita, vive in un luogo pieno e pulsante d’energia, così come è la sua reale natura, fra alberi, animali, divani, cuscini, scodelle, palloni, giochi vari e… bipedi umani, per una ricca convivenza, senza castrare nè cambiare, quella qualità che lo rende unico, stimolante frizzante, e sopratutto lasciare che in questa vita lui possa sperimentare la sua “personale esperienza e compito”.
Il lato buffo e misterioso è che per diverso tempo è stato anche in attesa di un turbo-ferrari-carrellino per disabili, ma per svariati motivi del fato, non ne ha mai trovato uno compatibile. Ora sappiamo finalmente perché….. Nel frattempo la sua brutta lussazione del femore posteriore si è perfettamente saldata, la sua coda paralizzata danza nuovamente a ritmi lenti e melodiosi, corre più di un sano-cane… quindi un carrellino-turbo, semmai …lo terrò in garage… in quanto…

“IO HO ALI per VOLARE”
questo è il motto-vita e la storia del cane disabile più che abile.
Ribattezzato : Lucky-Champion!

ooooo   VIDEO   ooooo

Invito a visionare anche il video di Lucky:
Unlucky incontra Lucky champion,

http://www.filedropper.com/lucky_3
a tutti gli amici che vivono con… un Anima-le, per stimolarli a coltivare la speranza, e la fiducia in loro, anche nei momenti peggiori quando tutto sembra perduto. In quanto queste creature hanno una forza superiore di contatto reale con la vita e leggi di guarigione della natura, che a noi per lo più ancora sono del tutto estranee.

…Tu... Avrai conosciuto la vita, non quando avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi diritti, ma… quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse COLUI che ha nelle Sue mani le tue sorti…

Babumahat1@yahoo.it


Il video DVD di Lucky : "Unlucky incontra lucky champion" è a disposizione
per chi volesse utilizzarlo per raccogliere aiuti, o sensibilizzare la vita di anima-li con questi destini, in quanto il video mostra il lato più ironico, più speranzoso ed stimolante del  condividere la vita con un cane disabile. Può essere di supporto per incorraggiare e dare più speranza, anche nei momenti più bui che fanno parte di questi eventi traumatici. Luce e amore. Ciaubau




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lunedì, 28 giugno 2010
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Amicizie Speciali (online) - Storie vere di animali disabili ma FELICI



IO & TIGO

di Valeria di Progetto PiccoleCucce


Scrivo di te, adesso che sei sempre con me, perchè il giorno che te ne andrai non sarò più tanto lucida da poter ricordare tutte le belle giornate e le belle cose che abbiamo fatto insieme... Tu sei sempre qua, accanto a me, nonostante tutto stai abbastanza bene, mi guardi, mi chiami, mi scodinzoli e soprattutto hai tanto appetito da far paura e voglia a non finire di giocare con le tue bottiglie di plastica!!!

Il giorno che arrivasti da me eri piccolo e indifeso.
Avevi 4 o 5 giorni di età ed eri stato barbaramente abbandonato in una cesta assieme agli altri tuoi 7 fratelli, 2 se ne andarono in fretta perchè fragili e sofferenti, gli altri 5, come te, ce la fecero, attaccati alla vita e a quel benedetto biberon che erogava latte a non finire.
Decisi che saresti rimasto con noi, dopo quella terribile gastroenterite a soli 21 giorni...
Mi dissi, e ti dissi, che se ce l'avresti fatta, ti avremmo tenuto con noi, così è stato!

Da lì ha avuto inizio una splendida avventura, durata, sino ad ora quasi 6 anni.

Ti saresti chiamato Tigo, perchè sei un meticcione fantasia, molto molossoide, tutto tigrato e Tigro sarebbe stato un nome troppo scontato.
Il rapporto fra me e te è sempre stato speciale e so che tale è, e rimarrà per sempre, a prescindere da tutto e da quanti pelosi abbia io, in vita mia, amato e coccolato. Ogni peloso ha il suo posto nel nostro cuore, nessuna sostituzione, nessun paragone, nessuna preferenza...

Sei cresciuto in fretta, facendomi dannare, ma poi neanche così tanto! Mi accorgevo che saresti diventato grande, molto grande, molto più di quello che la nostra piccola casa avrebbe potuto permettersi.
In fondo, però, ci si adatta a tutto e i tuoi 34 kg non mi hanno mai spaventato.
Ho deciso da subito che ti avrei portato a scuola perchè la tua mole ed il tuo incrocio potevano far di te un cane eccessivamente esuberante.

Oggi posso dire che, stazza a parte, se c'è mai stato qualcuno di agitato ed esuberante in casa, quella è Camilla, canetta adorabile e dolcissima, un terzo del tuo peso, che ti ha sempre comandato a bacchetta, alla quale hai sempre dato poche soddisfazioni perchè alle sue provocazioni non hai quasi mai reagito!
Le hai sempre obbedito, ascoltando i suoi 'bau' ed i suoi 'grrr', ma poco spesso hai rincorso in giardino quando lei, furbetta, ti rubava le cose facendoti vedere bene che lo aveva fatto, nella speranza di ingaggiare un duello per il gioco conteso.

Tu sei sempre stato così, il tuo motto? Vivi e lascia vivere...!
Grande e pacato, un bambinone, pronto a tante coccole, ti vedo beato e sornione sul tuo cuscino a dormire e russare, tenendo un occhio aperto!

Mentre scrivo questi pensieri ti sento in lontananza mentre agiti una delle tue bottiglie in plastica o tieni stretta in bocca la tua coperta... Ti è rimasto sempre quel vezzo di 'ciucciare' qualcosa, in fondo, lo hai fatto dalle mie mani per oltre un mese e non fosse stato per quello, ad oggi non saresti sopravvissuto!

Non so quanto potrai stare ancora con me, spero il più possibile, spero ancora tanti mesi, tanti almeno da permettermi di scrivere molti capitoli ancora sulla nostra vita... La notizia della tua malattia mi ha sconvolto... mi sono sentita alienata ed impotente e, non ci crederai, quasi arrabbiata con te, perchè mai, e dico mai, mi sarei aspettata una cosa del genere, eppure accade, accade a molte più famiglie di quanto si pensi, e per quanto possa sembrare assurdo, chi ama un animale come noi, soffre quasi come se la malattia avesse colpito un caro amico, ebbene, sì, in effetti, di caro amico si tratta...!

Abbiamo iniziato un percorso insieme, una cura che possa aiutarti a stare bene il più possibile e tu, nel ringraziarmi, mi dimostri che ce la stai mettendo tutta, accetti e adori quelle pasticchette nascoste nel wurstel di pollo, aspetti in gloria quel tuffetto di pane con le goccine e ti sbaffi le perline che mescolo alla pappa, insomma, tu non sai di essere malato e anche se il tuo aspetto è un po' cambiato, se hai perso un po di peso, se hai meno voglia di correre, fai tutto il resto come se nulla fosse mutato, ami e vivi come il Tigo che conosco sa fare e ti adoro perchè non mi fai pesare la scelta di aver intrapreso una cura che so essere dura e debilitante, ma che 'insieme' abbiamo deciso di fare.

Oggi è il mio compleanno ed avrei un grande desiderio, più di altri, più di mille regali... vorrei chiudere gli occhi ed immaginare che la tua malattia se ne fosse andata, che improvvisamente tutti gli sforzi, avessero prodotto quello che so essere impossibile, ma che per un giorno mi concedo di sognare.
Vorrei vederti libero da quello che si chiama CANCRO e che ti sta portando via, perchè lo so, con te, se ne andrà inevitabilmente una parte del mio cuore...

Ora, comunque, tu sei sempre qua, vicino a me, ogni tanto mi 'zucchi' con la testa sulle ginocchia e abbai impaziente se vedi che prendo il caffé, ah... dimenticavo, un altro tuo vezzo? Sapere perfettamente che dopo il caffè degli umani, c'è la pappa per i cani!

Forza Tigo, metticela tutta, fallo per te, ma anche un po' per noi.

Questa lettera è dedicata anche a chi mi dice da tempo: "E' solo un cane...!"

Valeria

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pubblicare questa mia storia sul blog... è un modo di incoraggiare chi, come me, lotta contro il cancro del proprio peloso... 
 
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postato da: amicidigreta alle ore 14:29 | Link | commenti
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