LIBRO - 'La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia' - di Stephen Jay Gould
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La vita meravigliosa.
I fossili di Burgess e la natura della storia
di Stephen Jay Gould
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Tratto dal libro:
(per leggere buona parte del primo capitolo, da cui sono tratte le frasi seguenti: http://ivirgil.it/set/Vita/Gould_Pikaia.htm )
Noi viviamo, come sostengono gli umoristi, in un mondo di buone notizie e di cattive notizie. Una buona notizia è che possiamo progettare un esperimento per decidere fra l'interpretazione convenzionale e l'interpretazione rivoluzionaria delle estinzioni, risolvendo in tal modo il problema più difficile che possiamo formulare sulla storia della vita. Una cattiva notizia è che non possiamo eseguire l'esperimento.
Io chiamo questo esperimento la "ripetizione del film della vita". Riavvolgiamo la videocassetta e, accertandoci di avere cancellato tutto ciò che è accaduto, riportiamoci a un certo tempo e luogo nel passato, diciamo, ai mari in cui vissero gli organismi i cui resti si sono conservati nel giacimento di Burgess. Poi giriamo di nuovo il film e vediamo se la ripetizione è uguale all'originale. Se ogni ripetizione è molto simile al percorso reale della vita, dobbiamo concludere che ciò che è accaduto doveva accadere. Ma supponiamo che le versioni sperimentali fornissero tutti risultati ragionevoli sorprendentemente diversi dalla storia reale della vita. Che cosa potremmo dire allora sulla prevedibilità dell'intelligenza cosciente di sé? o dei mammiferi? o dei vertebrati? o della vita sulle terre emerse? o semplicemente della persistenza di animali pluricellulari per 600 milioni di difficili anni? [ ... ]
Ricostruzioni della fauna di Burgess |

Burgess non solo rovescia le nostre idee generali sull'origine del modello, ma ci colma di una nuova sorta di meraviglia (e anche di un brivido in considerazione dell'imprevedibilità dell'evento) per il fatto che l'evoluzione sia arrivata in generale sino all'uomo. Noi siamo stati migliaia e migliaia di volte così vicini a essere cancellati in conseguenza dell'avviarsi della storia lungo una direzione diversa non meno ragionevole di quella che ha scelto. Se ripetiamo un milione di volte il film della vita a cominciare da Burgess, dubito che tornerà mai a svilupparsi qualcosa di simile all'Homo Sapiens. È davvero una vita meravigliosa 4. [ ... ] Io temo che Homo Sapiens sia una "cosa tanto piccola" in un vasto universo, un evento evolutivo estremamente improbabile nell'ambito della contingenza. Il lettore può prendere questa conclusione come gli pare. Alcuni troveranno questa prospettiva deprimente; io l'ho sempre considerata esaltante: una fonte insieme di libertà e di conseguente responsabilità morale. [ ... ] Riavvolgiamo ancora una volta il film della vita e facciamolo ripartire dal tempo di Burgess. Se la Pikaia non sopravvive noi saremo cancellati dalla storia futura: tutti noi, dallo squalo al pettirosso all'orangutan. E io non penso che un qualsiasi allibratore, data la situazione di Burgess quale ci è nota oggi, avrebbe dato molte probabilità di sopravvivenza alla Píkaia.
Ricostruzioni della fauna di Burgess ![]() ![]() |
Altre pagine tratte dal primo capitolo: http://www.anisn.it/matita_ipertesti/evoluzione2009/cespuglio.htm
Recensione di Riccardo Cattania
http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100563
"Non mi piace parlare male dei paleontologi, ma in realtà non sono scienziati molto buoni. Essi assomigliano di più a collezionisti di francobolli": questo giudizio di Luis Alvarez, autore della teoria che collega l'estinzione dei dinosauri con la caduta sulla Terra di un oggetto extraterrestre, esprime la scarsa stima di molti scienziati per le discipline di tipo storico.
La vita meravigliosa di Stephen Jay Gould, docente di biologia, geologia e storia della scienza ad Harvard, smentisce questo preconcetto e rende il lettore protagonista dell'appassionante vicenda della reinterpretazione dei fossili di Burgess.
Nel 1909 il paleontologo americano Charles Doolittle Walcott scopre l'importante giacimento fossilifero di Burgess, nella British Columbia, ma la sua ottica fortemente tradizionalista gli impedisce di comprenderne l'importanza e lo porta a forzare tutti i generi studiati in gruppi tassonomici ben stabiliti.
Solo a partire dalla metà degli anni sessanta viene iniziato un progetto per riesaminare la Burgess Shale; nessuno si aspetta novità importanti, ma in vent'anni di meticolosa descrizione anatomica tre paleontologi britannici rovesciano l'interpretazione di Walcott e tutta la concezione tradizionale della "diversità crescente", che concepisce l'evoluzione come un cammino lineare dalle forme più semplici a quelle più complesse, finalizzato alla generazione della specie umana.
Gould evidenzia la casualità che ha portato all'apparizione della nostra specie, su un ramoscello secondario di un albero rigoglioso: "Forse noi siamo solo un ripensamento, una sorta di accidente cosmico, una decorazione appesa all'albero di Natale dell'evoluzione".
Al termine di questo profondo lavoro di revisione, dei 22 generi classificati da Walcott, solo due sono riconosciuti come membri legittimi dei gruppi cui furono assegnati.
Nella narrazione di scoperte tanto importanti, Gould segue un'impostazione cronologica e struttura la parte centrale del libro come un dramma in cinque atti, durante i quali il sospetto di trovarsi di fronte a importanti scoperte dapprima si insinua lentamente, poi si consolida per lasciare infine il posto all'affermazione della nuova concezione.
La descrizione del processo di ricerca è avvincente e lascia spazio alla personalità dei ricercatori, il "conservatore" Harry Whittington, il "rivoluzionario" Simon Conway Morris e il metodico Derek Briggs, che documentano una spiegazione articolata e del tutto nuova dell'evoluzione della vita pluricellulare.
Questa profonda revisione delle concezioni tradizionali offre a Gould lo spunto per interessanti considerazioni sul ruolo della contingenza nella storia e sul rapporto fra determinazione e casualità, che animano tutto il libro.
Parallelamente a questo argomento, emerge con continuità la rivendicazione vigorosa, per le scienze storiche, dello stato di parità con le altre scienze.
Gould osserva che molti grandi campi della natura, fra cui la cosmologia, la geologia e l'evoluzione, devono essere studiati con gli strumenti della storia, che sono di tipo descrittivo e non sperimentale, e critica la concezione stereotipata che ordina le scienze per status, con la fisica sul pinnacolo più alto e le scienze della complessità storica relegate alle posizioni di minor prestigio.
La richiesta inderogabile di ogni scienza risiede nella sua verificabilità, non nell'osservazione diretta: le scienze storiche si fondano sulla ricchezza e sulla diversità dei dati e ricercano modelli ripetuti, illustrati da prove così abbondanti e svariate da non lasciare spazio a nessun' altra interpretazione. Lo stesso Darwin pose coscientemente al centro dei suoi scritti lo sviluppo di una metodologia diversa, ma ugualmente rigorosa, per la scienza storica.
In conclusione possiamo dire confronto fra i diversi metodi, specifici delle singole scienze
http://www.polesine.com/pagine/scienze/mfn/a008.htmche La vita meravigliosa offre diverse chiavi di lettura e stimola l'approfondimento della discussione sul metodo scientifico e il
LA FAUNA DI BURGESS di Stephen Jay Gould
La Pikaia, il primo cordato noto del mondo, dagli argilloscisti di Burgess. Si notino i caratteri propri del nostro phylum: la notocorda o corda dorsale, la formazione mediana che si evolse nella nostra colonna vertebrale, e le fasce di muscoli a zig zag. Noi siamo impressionati dal tirannosauro, ci meravigliamo per le piume dell'Archaeopteryx, ci entusiasmiamo per ogni frammento di osso fossile umano trovato in Africa, ma nulla di tutto questo ci ha insegnato sulla natura dell'evoluzione quanto un piccolo invertebrato del Cambiano, lungo solo pochi centimetri, chiamato Opabinia, rinvenuto a Burgess in Canada, in uno dei più preziosi giacimenti fossiliferi del mondo. Gli argilloscisti di Burgess sono diventati i protagonisti di una vicenda scientifica destinata a scardinare i capisaldi classici dell'evoluzionismo. Attraverso i fossili di Burgess, infatti, emerge l'ipotesi dell'evoluzione come una serie improbabile di eventi, affiorano un mondo e una storia segreti che hanno del meraviglioso. Attraverso loro si scopre così che la storia degli ultimi 500 milioni di anni ha presentato una restrizione di forme di vita seguita da una proliferazione all'interno di pochi tipi stereotipi, non un'espansione generale della varietà con aumento della complessità, come implica la nostra iconografia precostituita, ma una impetuosa iniziale avanzata della varietà anatomica che raggiunse un massimo subito dopo la diversificazione iniziale degli animali pluricellulari. La posteriore storia della vita procedette per eliminazione, non per espansione. L'interpretazione del "cono" (o albero) della diversità evolutiva viene quindi rovesciato nella forma"a cespuglio" della diversificazione e decimazione. Ma il modello dell'eliminazione di Burgess suggerisce anche un'alternativa veramente rivoluzionaria che è preclusa dall'iconografia del cono. Supponiamo che i vincitori non siano prevalsi grazie a una superiorità nel senso usuale. Forse la macabra mietitrice dei piani anatomici è solo la Signora Fortuna mascherata. O forse le ragioni reali di sopravvivenza non sono conformi alle idee convenzionali secondo cui sopravvivrebbero gli organismi più complessi, migliori o in qualche modo indirizzati verso l'uomo. Forse la macabra mietitrice lavora durante brevi episodi di estinzione di massa, provocati da catastrofi ambientali imprevedibili (per esempio innescate dall'impatto di corpi extraterrestri). Certi gruppi possono prevalere o estinguersi per ragioni che non hanno alcun rapporto con la base darwiniana del successo in epoche normali. Anche se i pesci migliorano gradualmente il loro adattamento fino a raggiungere culmini di grande perfezione in acqua, moriranno se lo stagno in cui vivono si prosciuga. Ma può accadere che quel vecchio fenomeno del Dipnoo, il sudicio e sgraziato pesce polmonato che era lo zimbello di tutti, riesca a sopravvivere, e non perché un'infiammazione su una pinna di suo nonno informò i suoi genitori dell'imminente arrivo di una cometa. Il Dipnoo e i suoi discendenti sopravvissero perché un carattere evolutosi molto tempo prima per un uso diverso gli permise fortuitamente di sopravvivere durante un mutamento improvviso e imprevedibile delle regole. E se noi siamo discendenti dei Dipnoo, e il risultato di un migliaio dì altri casi similmente fortunati, come possiamo considerare la nostra intelligenza inevitabile, o anche solo probabile? Se l'umanità è sorta solo ieri "su un ramoscello secondario di un albero rigoglioso", la vita non può, in alcun senso genuino, esistere per noi o a causa nostra. Forse noi siamo solo un ripensamento, una sorta di accidente cosmico, una decorazione appesa all'albero di Natale dell'evoluzione. Non il coronamento, dunque, della presunta tendenza dell'evoluzione protesa verso una sempre maggiore complessità di cui l'uomo rappresenterebbe l'apice e il traguardo, come vorrebbe la concezione antropocentrica. Le conoscenze aperteci dall'evoluzione e ancor più dallo studio dei fossili di Burgess, impongono il rifiuto della tradizione che designa il nostro tempo come l'epoca dei mammiferi: questa è l'epoca degli artropodi. Essi ci sovrastano di gran lunga in numero da ogni punto di vista: per specie, per individui, per prospettive di proseguire sul cammino dell'evoluzione. L'80% circa di tutte le specie di animali classificate sono artropodi, con una grande maggioranza di insetti. In altri termini, noi siamo un'entità improbabile e fragile, e il nostro successo fu dovuto a una serie di circostanze fortunate dopo inizi precari come piccola popolazione in Africa, e non è il risultato finale prevedibile di una tendenza globale. Noi siamo una cosa, un'entità della storia, e non un'incarnazione di princìpi generali. Fra la fauna di Burgess fu trovato un organismo nastriforme compresso lateralmente, lungo circa 5 centimetri al quale fu dato il nome di Pikaia che dopo attenti esami venne classificato come cordato, un membro del nostro phylum: in realtà il primo membro documentato nel novero dei nostri progenitori diretti. La Pikaia è l'anello mancante e l'ultimo anello nella nostra storia della contingenza: la connessione diretta fra la decimazione di Burgess e la finale evoluzione umana. Se la Pikaia non fosse sopravvissuta (e al tempo della fauna di Burgess i cordati avevano scarse prospettive di sviluppi futuri) noi non saremmo apparsi nella storia futura: tutti noi, dallo squalo al pettirosso all'orangutang. Se vogliamo quindi porci la domanda di sempre: perché esistiamo? una maggior parte della risposta, relativa a quegli aspetti del problema che la scienza in generale può trattare, dev'essere: perché la Pikaia sopravvisse alla decimazione di Burgess. Oggi l'evoluzione non può più apparire come il regno della necessità e di un'ottimalità adattiva di tipo finalistico, ma come il risultato polimorfo e imprevedibile di percorsi contingenti, di adattamenti secondari e sub-ottimali, di bricolage imprevedibili. In una visione "epica" dell'evoluzione naturale ("le cose potevano andare diversamente"), contrapposta all'immagine "tragica", provvidenzialistica o fatalistica ("le cose dovevano andare così"). In particolare tutto il comportamento della natura dimostra la dialettica dei processi della vita e si comincia a diffondere nell'ambito scientifico la concezione per cui: allo stesso modo in cui esistono meccanismi che governano la materia organica ed inorganica, ne esistono altri che governano l'evoluzione delle società umane, in cui l'uomo (come specie) attraverso la sua attività interagisce con l'ambiente e la propria storia, diventando (con consapevole intelligenza?) il regista del proprio futuro, per il quale ci piace immaginare uno sviluppo positivo, anche se nelle infinite varietà possibili rimane il più improbabile. Il progetto non è semplice perché presuppone, come compito del genere umano, oltre alla capacità intellettiva, la maturazione della collaborazione collettiva verso uno sviluppo egualitario in tutto il pianeta, del quale sentirsi parte e non sovrani. Se questa ipotesi sarà realizzata il genere umano compierà una nuova evoluzione sociale, in caso contrario prenderemo atto dell'opportunità offertaci da Pikaia, alla quale dovremo (umilmente) le nostre scuse. Per avere maggiori informazioni sulla fauna di Burgess (qui sommariamente e approssimativamente esposte) consigliamo lo straordinario libro del biologo evoluzionista Stephen Jay Gould intitolato LA VITA MERAVIGLIOSA edito dalla Universale Economica Feltrinelli. Al sito L'evoluzione rapsodica è disponibile l'interessante Saggio su exaptation e il pluralismo evolutivo di Telmo Pievani Tutti i testi attinenti a questo argomento: | |







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