venerdì 27 gennaio 2012

L'uomo che cura l'anima con i delfini - Porta i 'pazienti' a giocare con i mammiferi marini. 20 minuti x la gioia di vivere

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


giovedì, 06 agosto 2009
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mercoledì, 05 agosto 2009
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Porta i "pazienti" a giocare con i mammiferi marini.
"Bastano venti minuti per trovare la gioia di vivere"
FLAVIA AMABILE
SALERNO
Quanto costa il sorriso di un bambino disabile? E quello di una signora intristita dalla solitudine? Il prezzo è lo stesso, due taniche di benzina. Non ci sono differenze nel curare i mali dell’animo per Raffaele Aiello, 42 anni, capitano di lungo corso specializzato in meteorologia e oceanografia, che usa il golfo di Salerno come una riserva di felicità per chiunque ne abbia bisogno. Non chiede nulla per sé, basta rifornire la strana macchina alata di combustibile e si può partire per un’avventura capace di dare a un bimbo senza gambe la voglia di vivere.
 Ci si può librare in aria, allontanare da navi portacontainer, tonnare, pescherecci, motoscafi, per prendere le distanze dal mondo e andare ad accarezzare delfini e salutare tartarughe, seguire le meduse e ascoltare il silenzio. Tutto è iniziato sei anni fa. Era novembre. Raffaele seguiva un cucciolo di delfina da alcuni giorni, cercandola all’interno della macchia scura del banco di delfini a pelo d’acqua. Lei era sempre attaccata alla mamma, ancora incerta come ogni piccola, ma anche curiosa. Lui continuava a ronzarle intorno a bordo di uno strano apparecchio, un gommone volante: ali da deltaplano su un tender di barca. Raffaele era ai comandi, accanto a lui sedeva un fotografo. Dovevano scattare alcune immagini nel golfo di Salerno. Quando il fotografo vide la cucciola di delfino non ebbe dubbi: «Dai, fermiamoci», disse.
Un gommone volante è uno strano velivolo, più strutturato di un deltaplano, più maneggevole di un elicottero. Raffaele annuì: «Aspetta, ora faccio il “volo del fenicottero”». Spense il motore e iniziò a planare come un gabbiano sulle correnti d’aria fino a fermarsi dolcemente sull’acqua, per non spaventare i delfini bianchi, gli stenella, i più giocherelloni fra i cetacei. Il banco non scappò. Le femmine, deputate dalla natura al controllo territoriale, addirittura si avvicinarono. E lei, la cuccioletta, spuntò da dietro alla sua mamma e si avvicinò alla prua. Forse la scambiò per un compagno di giochi e la accarezzò, ben contenta di trovarla morbida e bagnata quanto il suo muso. Raffaele rimase in silenzio, mentre il fotografo scattava come impazzito. La piccola delfina era dal suo lato, Raffaele non ci pensò due volte: d’istinto tese la mano verso di lei. Le restituì la carezza.

L’amica Peggy
Sono passati sei anni, la delfinotta è cresciuta, Raffaele le ha anche trovato un nome, Peggy. «Da allora, ogni volta che ammaro, è la prima a venirmi a salutare - racconta - sempre però dopo aver fatto un giro intorno alle ziette, le delfine del banco, come per chiedere il loro permesso». Quando lo ottiene sale con le pinnette sulla «macchina» e si fa accarezzare. Restano lì per un po’ nel silenzio del mare, cullati dalle onde, mentre anche gli altri delfini si affollano intorno incuriositi, pronti a farsi fare una carezza. «Quando è il momento di andare via - prosegue Raffaele - accendo il motore, rimango ancora qualche secondo, poi accelero piano e faccio un giro sul banco ancora a pelo d’acqua, come per ringraziarli».
Se non ci fossero le foto uno stenterebbe a immaginare che dei delfini se ne vadano in giro indisturbati, tranquilli tra Positano e Palinuro. «Ormai ho avviato un censimento. In zona vi saranno una sessantina di esemplari. Una ventina di stenella, bianchi e più estroversi. Gli altri sono i furone, più aggressivi. Ma incontro anche squali, mante, raie, meduse dagli strani colori e tartarughe», precisa Raffaele.
Un acquario nel suo ambiente naturale, a stare a sentire lui. E siccome gli acquari vanno visitati, ha avuto un’idea: portare disabili a bordo del suo gommone volante per una seduta di psicoterapia tra cielo e mare. Ha iniziato fermando i suoi “pazienti” per strada quando li incontra. «Scusa, ti va di volare?», chiede.
Ne ha convinti a decine così: giovani senza braccia e senza gambe, ragazzi autistici. Il passaparola ha fatto il resto, ora lo chiamano le associazioni per prenotare un volo. Qualcuno arriva anche attraverso il suo sito www.flyingdolphintherapy.com , come dire la delfinoterapia in volo. O si fanno avanti da soli quando lo vedono su una spiaggia con il suo gommone volante. E non è detto che siano disabili, Raffaele porta chiunque abbia bisogno di starsene per un po’ fuori dal mondo.
La prima seduta in genere è breve: si resta in aria per una ventina di minuti, lui e il bambino perché sul gommone volante c’è spazio soltanto per due. «Raffaele quanto vuoi?», gli chiedono i genitori dei ragazzi. «Niente» risponde Raffaele. Allora, la volta successiva, chi decide di volare ancora, arriva carico di taniche di benzina per pagare almeno il carburante.

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